«RIPARTIRE DAI CIRCOLI ED ESSERE INCLUSIVI»
COLLOQUIO CON IL SEGRETARIO PD ANDREA DE MARIA
Intervista di Gianni Boselli
«Dobbiamo dire con chiarezza che abbiamo avviato un progetto strategico di unione dei riformismi che guarda ai prossimi decenni. Ora è importante mettere al centro dell’iniziativa politica del Partito le ragioni fondanti del progetto del Pd». Così Andrea De Maria, segretario provinciale del Pd bolognese, rilancia gli obiettivi e motivazioni in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee del 6 e 7 giugno. Lo fa in una intervista ad “Approfondimenti” dove affronta con chiarezza e determinazione i diversi temi politici sul tappeto tracciando la rotta e le linee di lavoro per i prossimi mesi.Su una nuova stagione di rilancio del partito sottolinea, infatti, che «occorre lavorare con impegno sul territorio, attraverso il tesseramento e valorizzando il ruolo dei Circoli territoriali» «aggregando e coinvolgendo anche chi non è iscritto, ma intende portare al Partito il suo contributo di idee poiché occorre lavorare in modo inclusivo».
Chiaro, e conseguente a scelte già effettuate da Assemblea e Direzione del partito nei mesi scorsi, il tema delle alleanze nelle elezioni locali in cui si dovranno mettere «in campo coalizioni – precisa De Maria - che siano le più ampie possibili, ma ciò deve avvenire sulla base di un chiaro accordo programmatico». Poi aggiunge che «non faremo come in passato, come è stato ad esempio nel caso dell’Unione, quando prima si sono messi insieme i partiti e poi si sono cercati punti programmatici condivisi: questa volta le alleanze dovranno garantire la governabilità e le piena attuazione del programma».
Non si sottrae di affrontare anche il tema della questione morale rispetto al quale ancia un messaggio preciso ai futuri amministratori espressi dal Pd: «un partito organizzato garantisce maggior rigore e trasparenza dei comportamenti individuali: è importante, naturalmente, che si affermi un’idea di rigore e di serietà nel modo di concepire il rapporto con la cosa pubblica». Sull’organizzazione e sul cambiamento della classe dirigente, De Maria precisa che «il rinnovamento è necessario, ma non si può ottenere attraverso l’improvvisazione».
C’è molto scoramento nella base. Il Pd ha perso le elezioni. Il tesseramento non procede bene. Il susseguirsi di polemiche tra leader nazionali fa aumentare la delusione verso il nuovo partito. Qual è la ricetta possibile per iniettare linfa vitale e ridare fiducia agli elettori (anche di centrosinistra) nel progetto del Pd?
Oggi, in questa particolare fase storica, la scelta che ha portato alla nascita del Partito Democratico è più che mai confermata. Pensiamo solo al tema dello sviluppo coniugato all’equità sociale, che anche Obama ha evidenziato nel suo discorso di insediamento alla Casa Bianca.
Come l’Esecutivo del PD di Bologna ha sottolineato nel documento approvato all’unanimità lo scorso 20 gennaio, le ragioni alla base di quel progetto di rinnovamento della politica che è il PD sono ancora tutte in campo e non possono essere messe in discussione. Dobbiamo piuttosto dire con chiarezza che abbiamo avviato un progetto strategico di unione dei riformismi che guarda ai prossimi decenni. Ora è importante mettere al centro dell’iniziativa politica del Partito le ragioni fondanti del progetto del PD, a partire da quelle contenute nel nostro Manifesto dei Valori e nel Codice Etico, due testi di grandissimo valore.
Come si può far sì che il Pd si radichi maggiormente nella società?
Occorre lavorare con impegno sul territorio, attraverso il tesseramento e valorizzando il ruolo dei Circoli territoriali e di quelli sorti sui luoghi di lavoro. Poi ci sono i Forum, che hanno il compito di elaborare proposte programmatiche aggregando e coinvolgendo anche chi non è iscritto, ma intende portare al Partito il suo contributo di idee. E’ quindi lavorando in modo inclusivo, allargando la platea di iscritti e simpatizzanti - preziosissimo lavoro dei Circoli sul territorio - che possiamo rispondere alle istanze che provengono dalla società.
Qual è lo stato di salute del Pd bolognese?
Il PD di Bologna può essere soddisfatto per il buon lavoro svolto fin qui. La campagna delle Primarie dello scorso dicembre per la scelta del candidato Sindaco di Bologna si è svolta in un clima di coesione, serenità e unità. Abbiamo assistito alla legittima espressione, anche forte, delle diverse opinioni, che ha consentito lo sviluppo di un confronto programmatico importante nell’ambito del quadro di riferimento comune rappresentato dagli esiti della conferenza programmatica del 18 e 19 luglio e dal buon lavoro svolto dall’amministrazione comunale uscente. In questi giorni si stanno completando le Primarie anche in altri Comuni della Provincia, mentre in molti Comuni l’intero gruppo dirigente è pervenuto a una scelta unitaria, convergendo su un unico nome da candidare. Con questo clima, ben diverso dall’attuale dibattito in atto in altre realtà del Paese, a cui guardiamo comunque con rispetto, il Partito Democratico può portare un contributo a livello nazionale e guardare con grande fiducia agli appuntamenti elettorali del 6 e 7 giugno.
La questione morale, altro elemento che mette in difficoltà l’immagine del Pd, è un fatto esclusivamente geografico o di provenienza?
Non è né l’uno né l’altro. Non esiste un sistema clientelare collegato al Partito Democratico, ma ci sono situazioni singole che vanno affrontate accertando le responsabilità e perseguendo i reati riscontrati. Per quanto mi riguarda, sono convinto che un forte radicamento del Partito costituisca di per sé una forma di controllo affinché chi ha funzioni di direzione nel Partito o nelle istituzioni non metta in atto comportamenti autoreferenziali. Un partito organizzato garantisce maggior rigore e trasparenza dei comportamenti individuali. E’ importante, naturalmente, che si affermi un’idea di rigore e di serietà e un modo di concepire il rapporto con la cosa pubblica tale per cui un amministratore del PD non accetti mai volo o un viaggio in regalo, anche se ricevuto a titolo personale. È inoltre fondamentale che venga garantita la diversità di ruolo fra chi opera nel Partito e chi esercita responsabilità amministrative.Possiamo ancora, con orgoglio, sostenere che la sinistra è diversa?
Assolutamente sì. Basti guardare cosa sta facendo il governo Berlusconi. Ha tolto l’ICI a chi poteva perfettamente permettersi di pagarla, sottraendo così risorse per aiutare i ceti più deboli. Oppure pensiamo alla social card: una “tessera dei poveri” che all’offesa aggiunge la beffa per il suo difficile utilizzo. E tanti altri esempi si potrebbero fare. Il Partito Democratico, invece, sostiene l’idea di uno sviluppo collegato all’equità sociale; l’idea secondo cui chi ha di più dà di più per aiutare chi non ce la fa, perché è solo andando avanti insieme che il Paese può progredire e affrontare le sfide del nuovo millennio. Ricordo poi il tema della difesa dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile, così come quelli dell’accoglienza e l’inclusione, e, ancora, la valorizzazione della scuola, della formazione e del lavoro. Tutte priorità per il Partito democratico, ma non per il governo di centrodestra.
Veltroni, nella relazione alla direzione nazionale, ha auspicato un rinnovo della dirigenza? Come declina a livello locale questa indicazione del segretario nazionale del Pd?
Il rinnovamento è necessario, ma non si può ottenere attraverso l’improvvisazione. Un rinnovamento dei gruppi dirigenti a tutti i livelli non può essere realizzato sulla base di una logica correntizia o di visibilità, ma deve partire da una effettiva valorizzazione delle esperienze presenti sul territorio, mettendo alla prova chi ha funzioni di direzione in percorsi reali di impegno nelle istituzioni, nel partito, nel rapporto con i cittadini. Deve valere la regola secondo cui la legittima aspirazione delle persone venga sempre dopo gli obiettivi della comunità e gli interessi del Partito.
A giugno ci saranno le amministrative. In un documento, presentato nelle scorse settimane ai segretari di partito, ha fornito linee precise. Può spiegare nel dettaglio di che cosa si tratta?
Il documento approvato dalla Conferenza programmatica del 18 e 19 luglio rappresenta un quadro di indirizzi di lavoro che da un lato intende valorizzare il buon governo delle amministrazioni uscenti e dall’altro individua gli elementi su cui concentrare la proposta programmatica sul territorio, a partire dalle modalità per affrontare da crisi da parte degli enti locali. In questo senso diventa importante dar vita a un programma di largo respiro che coinvolga l’intera Area Metropolitana bolognese. Bologna e la sua provincia, infatti, rappresentano da sempre un motore per lo sviluppo dell’intero Paese, di conseguenza è necessario dotarle di uno specifico assetto istituzionale che porti a una prioritaria allocazione delle risorse finanziare. Solo in questo modo si potranno attivare delle misure economiche in grado di contrastare la crisi che sta investendo l’Italia.
Con quali alleanze si andrà alle amministrazioni locali nei Comuni della provincia bolognese?
Il Partito Democratico intende mettere in campo coalizioni che siano le più ampie possibili, ma ciò deve avvenire sulla base di un chiaro accordo programmatico. Non faremo come in passato, come è stato ad esempio nel caso dell’Unione, quando prima si sono messi insieme i partiti e poi si sono cercati punti programmatici condivisi. Questa volta le alleanze dovranno garantire la governabilità e le piena attuazione del programma.
I Comuni hanno faticato a chiudere i bilanci e se nulla cambia l’anno prossimo sarà peggio. E poi c’è la crisi che è arrivata anche a colpire le nostre aziende. Quali strategie a livello territoriale il Pd ritiene utile mettere in campo?
E’ vero, è necessario un grande impegno per mettere in campo azioni in grado di contrastare la grave crisi economica e sociale che, pur se a dimensione globale, interessa anche il nostro territorio e sta producendo effetti molto negativi sull’occupazione e sul tenore di vita dei nostri concittadini.
In particolare va difesa la rete del welfare locale, investendo sull’equità sociale e sui servizi, e cercando di non aumentare, per quanto possibile, la pressione fiscale sulle famiglie. Le crisi aziendali, che stanno interessando sempre più anche il nostro territorio, possono essere superate grazie all’azione congiunta delle nostre amministrazioni. Abbiamo già avuto esperienze positive in questo senso: un’efficace concertazione fra gli enti locali, il sindacato e la proprietà è lo strumento che può garantire risultati positivi.
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